Colloquio di selezione: essere sé stessi è davvero utile?

Una delle domande che ricevo più spesso dai miei studenti e clienti è: essere sé stessi durante un colloquio di selezione aiuta davvero?

Colloquio di selezione: essere sé stessi è davvero utile?

La risposta non è così semplice come un “sì” o un “no”. Rispondere in modo superficiale sarebbe come ricorrere a una delle ironiche (finte) frasi di Osho:

“Sii te stesso, ma se vai male non ti sforzare e sii pure qualcun altro”

Ovviamente, né essere esageratamente sinceri né cercare di impersonare qualcuno di diverso da te porteranno a un risultato positivo. Quindi, cosa funziona davvero in un colloquio di lavoro? Per capire, iniziamo analizzando i rischi di approcci estremi in un colloquio di selezione.

Cercare di forzare la tua personalità, smettendo di essere sé stessi, o di presentarti come qualcuno che non sei durante un colloquio di lavoro può portarti a un disastro annunciato. Mentire o esagerare le tue capacità comporta gli stessi rischi delle bugie nel CV: non solo potresti perdere la fiducia del tuo potenziale datore di lavoro, ma potresti anche incorrere in situazioni lavorative che non sei in grado di gestire. Senza dimenticare che, se le bugie sono gravi, si potrebbe parlare persino di falsità ideologica, un vero reato.

Il punto critico è che un approccio non autentico a questo colloquio di selezione ti porterà probabilmente a dover svolgere mansioni che non rientrano nelle tue reali competenze o capacità. Quando non riesci a sostenere le aspettative che hai creato, i danni sono inevitabili.

Quando troppa sincerità in un colloquio di selezione è un problema

Dall’altra parte, anche una sincerità brutale e incondizionata può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Alcune verità, se comunicate male, possono sabotare le tue possibilità, anche se hai ragione. Bisogna saper navigare in un mondo imperfetto con intelligenza emotiva, specialmente durante un colloquio di lavoro. Ad esempio, argomenti spinosi come:

  • Perché hai lasciato il precedente lavoro: Espressioni di rancore o amarezza sono da evitare.
  • Lacune nel CV: Spiegazioni imprecise o troppo difensive non fanno buona impressione.
  • Progetti familiari, come la maternità: Gestisci questi temi con delicatezza.
  • Aree di miglioramento: Confessare debolezze senza prepararsi a spiegare come le stai affrontando può essere deleterio in un colloquio di selezione.

Se dovessi trattare singolarmente ognuno di questi temi non basrebbe certo la pagina di un blog e, per le loro sfaccettature, il coaching individuale che esercito è forse la miglior soluzione.

Alcune persone sono già allenate a gestire le relazioni e pertanto godono di un’apparenza di spontaneità e naturalezza quando affrontano i colloqui di selezione. Altri invece non lo sono e fanno molta più fatica per una serie di fattori che includono educazione, esperienza e tratti di personalità. Ed è proprio tramite l’allenamento che le persone riescono a far risaltare il meglio di sé, imparando come essere sé stessi in modo efficace.

Alcuni candidati credono erroneamente che la semplice autenticità sia sufficiente per impressionare un recruiter. Ma se fosse davvero così semplice, tutti troverebbero lavoro solo con la propria personalità. In realtà, la preparazione per un colloquio di lavoro gioca un ruolo determinante. Questo non significa che tu debba memorizzare risposte preconfezionate, ma piuttosto che devi saper esprimere le tue qualità con sicurezza e professionalità.

Il concetto di “essere sé stessi” in un colloquio di selezione deve essere combinato con la capacità di valorizzare ciò che sei in modo efficace. La differenza tra chi riesce a superare un colloquio di lavoro e chi no spesso risiede nell’abilità di presentarsi con consapevolezza e preparazione.

Spontaneità allenata: come si costruisce per un colloquio di lavoro

Essere “spontanei” durante un colloquio di lavoro non significa improvvisare o rispondere con la prima cosa che ti viene in mente. La spontaneità è il risultato di un lungo percorso di pratica e preparazione per il colloquio di selezione, simile a quello dei musicisti o degli atleti. Per chi è appassionato di sport o musica, la fluidità di un’esibizione o di una performance sportiva è frutto di anni di allenamento. Quello che sembra naturale è il risultato di tanta fatica e disciplina.

Un esempio che mi piace usare è tratto da un noto video di Paolo Bonolis, dove racconta di come selezionò Luca Laurennti. Nel video (riportato a fine articolo) emerge come Laurenti ebbe accesso alle selezioni perché il suo profilo era ovviamente in linea con quanto richiesto (grazie ad 11 anni di piano bar) e dunque l’equivalente del suo CV era presumibilmente già valido. Ma quello che secondo me gli diede davvero la vittoria fu la sua capacità di vivere il momento, creando un rapporto con le persone presenti, dove diede prova di competenza e riuscì a rendersi memorabile e dunque a distinguersi, anziché limitarsi a suonare e cantare correttamente un brano – che è l’equivalente di rispondere correttamente le domande di un colloquio di selezione – nella (errata) speranza di essere scelti.

Oltre alla bravura indiscussa, forse fu proprio la capacità di Laurenti di tramutare un suo difetto (la parlata) ed i suoi modi particolari in un vantaggio competitivo per distinguersi tramite la simpatia e, unito alla cura meticolosa per l’esibizione, a fargli ottenere l’incarico. Se certamente le competenze dovevano esserci, a fare la differenza furono l’atteggiamento mentale ed il modo di gestire la relazione.

Confondere la spontaneità con l’autenticità in un colloquio di lavoro è un errore comune. Essere sé stessi in modo incontrollato, senza filtri, può risultare disastroso, specialmente per chi non ha esperienza. Se vai a un colloquio di selezione e lasci semplicemente che tutto accada senza alcuna preparazione, stai rischiando grosso. L’autenticità funziona solo se è supportata da una solida preparazione.

Essere autentici non significa recitare un copione, ma nemmeno arrivare completamente impreparati. Devi trovare un equilibrio che ti permetta di esprimerti al meglio, senza sembrare costruito.

Le persone che riescono a essere autentiche durante un colloquio di selezione hanno spesso sviluppato competenze relazionali avanzate. Alcuni individui sono naturalmente predisposti, ma la maggior parte ha bisogno di allenamento per affinare queste abilità. È qui che entra in gioco la pratica. Saper raccontare la propria storia in modo convincente e trasmettere sicurezza sono competenze che si costruiscono nel tempo.

E non è nemmeno arrivare con una serie di risposte pre-impostate, nel tentativo di avere una contromossa per ogni quesito del colloquio di selezione o cercare di ricalcare dei tratti di personalità e simulare delle qualità e caratteristiche che non sono proprie: per quanto ci si possa sforzare, risulteranno sempre artefatte. Questo significa essere costruiti!

Per questo non credo nell’utilità di studiare risposte preimpostate da siti come PassMyInterview.com: può sembrare una scorciatoia, ma il rischio è quello di apparire come tanti altri candidati. Invece, devi lavorare su te stesso per essere memorabile e autentico nel tuo prossimo colloquio di lavoro, senza diventare artificioso.

Proprio per confermarti questo, ti riporto un caso documentato di un recruiter che, stanco di sentire sempre le stesse risposte uguali e stereotipate da parte dei candidati, in sede di intervista iniziò a simulare dei gravi malori per vedere chi sarebbe scappato preso dal panico e chi, invece, si fosse fermato per soccorrerlo, dimostrando qualità umane positive: studiare a memoria delle risposte di altri per un colloquio di selezione non ti porterà da nessuna parte, mentre ti aiuterà raccontare bene la tua storia personale.

Siamo davanti al famoso paradosso del “devi essere spontaneo”. Se qualcuno ti ordina di essere spontaneo, automaticamente perdi la spontaneità. Questo concetto vale anche nel colloquio di selezione. Se il tuo istinto ti porta a pensare e riflettere prima di rispondere, devi accettare che questo fa parte del tuo stile. In alcuni casi, la riflessività può essere apprezzata dal selezionatore, soprattutto in ruoli dove la precisione è importante.

Non esiste una formula magica: la spontaneità deve essere supportata da buon senso, empatia e una comprensione profonda di come relazionarti agli altri.

Per concludere, ecco per te 10 consigli utili da tenere a mente – alcuni dei quali non mi stancherò mai di ripetere – quando si affrontano le questioni più spinose ad un colloquio di selezione:

  1. Mantieni la calma, ma mostra passione: Gestisci le emozioni: mantieni un tono calmo e composto, ma non nascondere il tuo entusiasmo. La passione è positiva, purché non si trasformi in agitazione.
  2. Pensa positivo: Un atteggiamento ottimista ti aiuta a mettere in luce il tuo lato migliore e rende l’interazione con il recruiter più piacevole e coinvolgente
  3. Adatta la velocità della tua parlata: Modula il ritmo in base al selezionatore. Con interlocutori energici, parla più rapidamente; con quelli più pacati, rallenta, senza risultare artificioso.
  4. Rimani sui fatti: Evita di esprimere giudizi personali. Parla delle tue esperienze lavorative in modo neutro, usando esempi concreti e professionali.
  5. Costruisci una connessione autentica: Interagisci con il selezionatore come con una persona reale. Ascolta, rispondi in modo chiaro e mantieni un dialogo bilanciato.
  6. Valorizza le affinità, ma dissentire è lecito: Trova punti in comune, ma se necessario, esprimi il tuo disaccordo con rispetto. Un colloquio di lavoro non è un quiz a risposta giusta o sbagliata.
  7. Pensa come un recruiter: Immagina di essere dall’altra parte. Le tue risposte ti convincerebbero? Usa questa prospettiva per affinare il tuo approccio.
  8. Preparati bene per il colloquio di selezione: Studia l’azienda e il ruolo per cui ti candidi. Arrivare preparato mostra interesse e rispetto per chi ti sta intervistando.
  9. Cura il tuo aspetto: Presentati in modo impeccabile. Evita odori sgradevoli come quello di tabacco e presta attenzione ai dettagli: anche questi contano.
  10. Essere sé stessi” nel colloquio di lavoro con consapevolezza: Essere autentico funziona solo se sei preparato. Migliora le tue competenze e diventa la versione migliore di te stesso.

Sintesi e FAQ – risposte a domande frequenti

Sintesi dei Punti Chiave

  • Durante un colloquio di selezione, sia fingere (smettendo di essere sé stessi) sia essere brutalmente sinceri sono approcci rischiosi che possono portare a risultati negativi.
  • La “spontaneità” efficace in un colloquio di lavoro non è improvvisazione, ma è il risultato di un allenamento e di una solida preparazione, simile a quella di un atleta o di un musicista.
  • L’obiettivo è trovare un equilibrio: essere sé stessi ma preparati, valorizzando le proprie competenze e gestendo la relazione con il recruiter in modo consapevole durante il colloquio di selezione.

Domande Frequenti (FAQ)

  • Mentire durante un colloquio di lavoro è una buona strategia? No, mentire o esagerare le proprie capacità comporta rischi elevati. Si può perdere la fiducia del recruiter e, se assunti, ci si può trovare a gestire mansioni per cui non si è preparati.
  • Devo essere totalmente onesto su argomenti spinosi, come il motivo per cui ho lasciato il lavoro precedente? Una sincerità brutale e incontrollata può essere controproducente. Argomenti come il rancore verso ex datori di lavoro o le lacune nel CV devono essere gestiti con intelligenza emotiva e preparazione, evitando sfoghi o reazioni difensive.
  • È utile studiare risposte a memoria per il colloquio di selezione? Studiare risposte preconfezionate è sconsigliato. Il rischio è di apparire artefatti, costruiti e uguali a molti altri candidati, perdendo così l’opportunità di rendersi memorabili.

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