Rompere gli schemi in un mercato del lavoro iper-competitivo con le candidature creative.
Succede in UK. La storia di Adam Pacitti è emblematica. Neolaureato, dopo 200 CV inviati a vuoto, spese i suoi ultimi 500 sterline per affittare un cartellone a Londra con un messaggio disperato: “Per favore, datemi un lavoro”. Il gesto divenne virale e gli valse l’assunzione.
La sua storia illustra una realtà chiara: il mercato del lavoro è un “ingorgo umano”. Per ogni posizione aperta, centinaia di CV finiscono filtrati da software ATS o ignorati da recruiter sommersi. La prima sfida non è dimostrare competenza, ma ottenere attenzione. Ed il suo caso non è l’unico di candidature creative, tra CV commestibili al cioccolato, travestimenti da fattorino per la consegna delle ciambelle e tanto altro!
In risposta, è nato il “Guerrilla Job Hunting”: trasformare la candidatura in una campagna di marketing memorabile. L’obiettivo non è più candidarsi, ma rendere impossibile essere ignorati.
- Saturazione del Mercato: Un CV tradizionale spesso non basta per emergere in un mercato del lavoro affollato.
- Guerrilla Job Hunting: Applica tattiche di marketing non convenzionali alla ricerca di lavoro per catturare l’attenzione.
- Creatività Strategica: I metodi bizzarri funzionano solo se sono rilevanti per il ruolo, autentici e ben eseguiti.
- Dimostrare, non Dichiarare: Le candidature creative di successo (CV commestibili, report strategici) dimostrano le competenze del candidato in azione.
1. Il curriculum commestibile: conquistare i recruiter per la gola
Un CV digitale è una richiesta, un CV commestibile è un dono. Questo gesto innesca reciprocità e crea un’esperienza memorabile.
- Il CV al cioccolato: Nicholas ha stampato le sue qualifiche sull’involucro di una tavoletta di cioccolato, assicurandosi il posto.
- Il “Résumé-Ale”: Il graphic designer Brennan Gleason ha creato una birra artigianale con il suo CV sulla confezione e il portfolio sulle etichette. La mossa gli ha fruttato diverse offerte, inclusa una da Google.
Per ruoli di marketing o design, il mezzo è il messaggio: dimostra branding, packaging e copywriting.
2. L’infiltrazione: la strategia delle ciambelle di Lukas Yla
Lukas Yla, specialista di marketing, voleva entrare nella Silicon Valley. Travestitosi da fattorino, consegnò scatole di ciambelle a 40 aziende. All’interno del coperchio, un messaggio: “La maggior parte dei curriculum finisce nella spazzatura. Il mio, nella tua pancia”, con un link al suo LinkedIn.
La strategia fu un successo: aggirò i “gatekeeper” (receptionist), consegnò il CV ai decision-maker e ottenne 10 colloqui, lanciando la sua carriera.
3. Lo spettacolo pubblico: il cartellone pubblicitario
La campagna “EmployAdam” di Adam Pacitti è il caso di studio perfetto. Il successo non fu solo l’idea, ma l’esecuzione: un messaggio vulnerabile, un sito web con video CV e l’amplificazione social. Divenne virale. Dopo l’assunzione, usò il primo stipendio per un secondo cartellone con un semplice “Grazie”, chiudendo il cerchio narrativo.
4. Il “cartellone umano”: la forza della vulnerabilità
Ancora più diretto è l’approccio di David Casarez. Rimasto senzatetto, si posizionò in una strada della Silicon Valley con un cartello scritto a mano: “SENZATETTO, AFFAMATO DI SUCCESSO. PRENDETE UN CURRICULUM”. Una foto del cartello divenne virale, portandogli oltre 200 offerte di lavoro da giganti come Google e Apple.
5. Il palcoscenico digitale: “vendersi” come un prodotto
Philippe Dubost, un web product manager, creò una finta pagina prodotto su Amazon per “vendersi”. C’erano foto professionali, competenze come “caratteristiche del prodotto” e recensioni a cinque stelle da ex datori di lavoro. L’iniziativa accumulò 1,5 milioni di visite e 150 offerte.
6. Il curriculum interattivo: trasformare il CV in un gioco
Andando oltre il documento statico, Robby Leonardi ha creato un curriculum giocabile in stile “Super Mario”. Un avatar naviga attraverso le sue competenze ed esperienze, trasformando la noiosa lettura del CV in un’avventura interattiva.
7. Il valore anticipato: offrire soluzioni, non un CV
Nina Mufleh desiderava lavorare per Airbnb. Invece di inviare un CV, creò un report professionale analizzando le opportunità di mercato per l’azienda in Medio Oriente, con tanto di strategia di espansione. Il report impressionò il CEO e le valse offerte da Uber e LinkedIn. Questo approccio posiziona il candidato come un partner strategico, non come un richiedente. Questo, in realtà, è anche uno dei modi più seri, professionali e sicuri per proporsi (senza scadere nel ridicolo o nel disperato): allegare al CV una dimostrazione di competenza solida! Una tecnica avanzata che spiego nelle mie lezioni private, che però non è applicabile uniformemente ad ogni professione o lavoro.
Candidature creative in Italia: funzionano o è un rischio?
Questa è la domanda chiave. Il mercato del lavoro italiano presenta un paradosso: è legato alla formalità (basti pensare al CV Europass), ma allo stesso tempo la creatività è nel nostro DNA.
In settori come design, moda, marketing e tech, specialmente in città competitive come Milano, una candidatura creativa è non solo accettata ma spesso apprezzata. Dimostra iniziativa e pensiero “laterale”.
Tuttavia, in contesti più tradizionali (banche, studi legali, pubblica amministrazione) o in piccole imprese a conduzione familiare, un approccio troppo “bizzarro” potrebbe essere visto come poco professionale o arrogante.
La creatività italiana, per funzionare, dovrebbe puntare meno sullo “shock value” (come un cartellone) e più sulla qualità, l’eleganza e la personalizzazione:
- Un portfolio digitale impeccabile, ad esempio su Github, Instagram o un sito web prorio.
- Un report strategico su misura per l’azienda (come Nina Mufleh).
- Un CV di alta qualità che rifletta il valore del “Made in Italy”, senza scadere degli errori dei visual CV
Quindi sì, funziona anche in Italia, a patto di adattare la tattica alla cultura aziendale del destinatario.
Conclusione: il confine tra genio e follia (dell’espediente) nelle candidature creative
Una tattica non convenzionale funziona quando è molto più di un semplice espediente. Il successo dipende da una combinazione di fattori:
- Rilevanza: La tattica deve essere adatta al settore e al ruolo.
- Autenticità: Deve riflettere la tua personalità e le tue passioni.
- Esecuzione: L’idea deve essere realizzata in modo impeccabile.
- Valore: Deve dimostrare cosa puoi offrire all’azienda, non solo cosa desideri.
- Call-to-Action: Deve rendere semplice per il recruiter compiere il passo successivo.
La lezione non è affittare un cartellone, ma concepire la propria candidatura come una campagna di marketing strategica e umana per farsi notare.
Domande Frequenti (FAQ) sulle candidature creative
Dovrei usare una candidatura creativa? È adatta a me?
Dipende. Fatti queste domande:
- Il settore lo permette? (Creativo/Tech: Sì. Formale/Tradizionale: Rischioso).
- La mia personalità è coerente? Se sei una persona riservata, una tattica eccentrica sembrerà forzata. Deve essere autentica.
- Ho le competenze per farlo bene? Un CV grafico fatto male o un’idea mal eseguita sono peggio di un CV tradizionale.
In sintesi: usala solo se sei nel settore giusto, l’idea è brillante e l’esecuzione sarà impeccabile.
Questo approccio è adatto a ogni settore?
Assolutamente no. È molto efficace nei settori creativi (marketing, design, media, tech) e comunque rischioso. In settori più formali (finanza, legge, pubblica amministrazione), un CV tradizionale, chiaro e orientato ai risultati è quasi sempre la scelta migliore e più sicura.
Quanto costa realizzare una candidatura creativa?
I costi variano enormemente. Il cartello di David Casarez è costato quasi zero, mentre il cartellone di Adam Pacitti è costato 500 sterline. Una campagna digitale (come la pagina Amazon) ha costi minimi (dominio e hosting). Il costo maggiore è spesso il tempo investito e la qualità dell’idea.




