Investire in formazione nell’era AI: cosa studiare oggi per una carriera di successo

“Sto investendo anni e soldi in una laurea che tra cinque anni sarà inutile?”

Se ti stai pensando di investire in formazione e ti stai ponendo questa domanda, non sei solo. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale, capace di scrivere codice, redigere contratti legali o analizzare bilanci, ha generato un’ondata di panico. Professioni che per decenni sono state considerate un approdo sicuro – come il programmatore, l’avvocato o il commercialista – sembrano improvvisamente a rischio.

Ancora, molti si chiedono: ha ancora senso investire in formazione nell’era dell’AI?

La risposta è sì, ma non nel modo in cui abbiamo sempre pensato. Il problema non è se investire in formazione, ma come farlo. L’AI non è l’unica crisi che stiamo affrontando; il vero elefante nella stanza è un altro: lo scollamento totale tra domanda e offerta di lavoro, il cosiddetto skill mismatch. La tua carriera e ai dipendono da come affronti questa sfida.

Investire in formazione nell'era AI cosa studiare oggi per una carriera di successo

Il vero problema: lo “Skill Mismatch”

Mentre la formazione era ai minaccia alcuni lavori intellettuali, le aziende italiane combattono una battaglia quotidiana contro uno “skill gap” (disallineamento di competenze) e uno “shortage gap” (mancanza fisica di candidati). I dati che abbiamo analizzato sono impietosi e confermano quello che si vedeva arrivare già da tempo:

  1. Carenza di Tecnici: Le imprese lamentano una carenza cronica di figure “tradizionali” come tecnici, artigiani e agenti di commercio e di diplomati da Istituti Tecnici Superiori
  2. Carenza di STEM e professionisti medico-sanitari: Esiste un deficit critico di laureati in discipline scientifiche (scienze matematiche, fisiche, informatiche e ingegneria).
  3. Eccesso di Offerta: Nello stesso momento, abbiamo un surplus di laureati in indirizzi umanistici, filosofici, artistici, psicologici e linguistici.

In sintesi: stiamo continuando a formare professionisti per lavori a bassa domanda, ignorando i settori che gridano alla disperata ricerca di personale. Capire cosa studiare oggi è fondamentale. L’AI, in questo contesto, è solo un acceleratore che renderà i ruoli già saturi ancora più superflui.

Come investire in formazione (senza buttare soldi e tempo)

La soluzione non è smettere di studiare, ma investire in formazione in modo strategico. Dobbiamo smettere di seguire percorsi di laurea “solo per passione”, senza considerarne la sostenibilità economica.

Come abbiamo sempre sostenuto, la passione è il motore, ma di sola passione si muore di fame. Il vero obiettivo è coniugare i propri interessi con la sostenibilità economica.

Ecco le tre strategie di investimento formativo che funzionano oggi e che rispondono alla domanda “ha senso investire in formazione?”.

1. La mossa anti-fragile: il ritorno al “Saper Fare”

Per decenni abbiamo svalutato i percorsi tecnici e artigianali, sostenendo che sollevare un mattone è più faticoso che sollevare una penna. E in parte è vero! Ma quante responsabilità si hanno in più, specialmente se si ricoprono ruoli dirigenziali? Quanto costa stare minimo 8 ore tutti i giorni chiusi in un ufficio? Oggi certi percorsi sono tra le scelte più sicure e redditizie, perché in pochi vogliono farli e la domanda è alta. L’AI può scrivere un articolo, ma non può (ancora) riparare un impianto industriale, installare un infisso o saldare una componente. Ci arriverà, ma non subito.

Il mercato ha un bisogno disperato di queste competenze:

  • Percorsi Tecnici: Diplomi di istituti tecnici (meccanica, elettronica, informatica), ITS (Istituti Tecnici Superiori) e “patentini” di abilitazione (es. saldatore, frigorista).
  • Settori Industriali: C’è una fame di operai specializzati, manutentori e tecnici di cantiere che le aziende non riescono a trovare.

Non possiamo essere tutti manager. Il mondo ha bisogno di persone che sappiano fare le cose, e oggi queste competenze sono pagate molto bene proprio perché rare. Investire in formazione tecnica oggi offre un ritorno economico quasi immediato.

2. La mossa strategica: il “Saper Gestire” l’AI

E le lauree? Sono inutili? No, ma il loro scopo sta cambiando radicalmente.

Prendiamo l’esempio dei programmatori: è vero, l’AI scrive codice. Ma chi controlla quel codice? Chi progetta l’architettura del software? Chi corregge gli errori dell’AI?

Come abbiamo discusso, la laurea STEM (Ingegneria, Informatica) e la Formazione terziaria economico-statistica non hanno perso valore; hanno cambiato funzione. Non serve più (solo) per il “Sapere” o il “Saper Fare” esecutivo, ma per raggiungere il livello più alto: il “Saper Gestire”.

Solo chi ha una comprensione profonda della materia può diventare une gestore efficace delle AI. Puoi supervisionare l’AI solo se sai fare quel lavoro meglio di lei. La tua carriera e AI dipendono da questo. L’AI non sostituirà gli ingegneri; sostituirà gli ingegneri mediocri. E infatti sta già “colpendo” gli stagisti ed i neolaureati: la tendenza delle imprese è quella di non volerne più perché sono un peso da formare e le AI fanno meglio di loro i compiti di bassa manovalanza che prima venivano delegati agli stagisti. Questo ovviamente creerà un nuovo problema nella formazione dei profili senior di un domani.

3. La mossa complementare: lauree umanistiche e consulenza

E le lauree umanistiche, quelle in “eccesso di offerta”? È una speranza rischiosa. Come forse avrai notato, le aziende soddisfano il bisogno di competenze “soft” (coaching, comunicazione) spesso rivolgendosi a consulenti esterni esperti, piuttosto che con assunzioni. E il concorso pubblico, magari come insegnanti, non può essere la risposta a tutto e per tutti.

Dato che la priorità aziendale resta la produzione, la logistica e l’amministrazione contabile, se l’AI ridurrà il personale amministrativo, è probabile che anche la domanda interna di queste figure diminuirà. Investire in formazione umanistica non è inutile, ma bisogna essere consapevoli che il percorso per monetizzarla è spesso più lungo e passa dalla libera professione, anch’essa a rischio per il crollo potenziale di domanda.

Nel settore sanitario, inoltre, c’è una grande richiesta di laureati ad indirizzo medico-sanitario ma i noti problemi del settore sanitario, almeno in Italia, hanno ridotto la sicurezza degli sbocchi di tali professioni.

Conclusione: l’AI non è (per forza) una minaccia, è un filtro

Investire in formazione è ancora la mossa migliore che puoi fare, ma deve essere una scelta consapevole. L’era dell’AI può essere vista come un nuovo filtro che separa chi ha competenze reali da chi ha solo nozioni. L’AI non sostituirà tutti i professionisti, sostituirà i mediocri.

Che tu scelga il “Saper Fare” di un tecnico (rispondendo allo skill mismatch) o il “Saper Gestire” di un ingegnere che supervisiona l’AI, in entrambi i casi la tua carriera sarà solida. L’importante è smettere di investire in formazione su percorsi saturi e senza sbocchi di mercato, e capire cosa studiare oggi per il domani, facendo investimenti prudenti e con un orizzonte a breve-medio termine.

Sintesi e FAQ – risposte a domande frequenti

Sintesi dei Punti Chiave

  • Investire in formazione è cruciale, ma l’avvento dell’AI e un forte skill mismatch richiedono scelte strategiche.
  • Lauree umanistiche e artistiche sono in “eccesso di offerta”, mentre c’è una carenza critica di profili tecnici, artigianali e laureati STEM.
  • La formazione vincente oggi è duplice: il “Saper Fare” pratico (tecnici, artigiani) o il “Saper Gestire” strategico (lauree STEM per supervisionare l’AI).

Domande Frequenti (FAQ)

  • L’AI rende inutile investire in formazione? No, al contrario. Rende inutile investire in formazione basata solo su nozioni (“Sapere”). L’AI potenzia chi ha competenze pratiche (“Saper Fare”) e strategiche (“Saper Gestire”). La tua carriera e ai dipendono da questo.
  • Cos’è lo “skill mismatch”? È il grave scollamento tra le competenze richieste dalle aziende (es. tecnici, ingegneri) e quelle offerte dai candidati (spesso in eccesso in ambiti umanistici). Capire questo è il primo passo per decidere cosa studiare oggi.
  • Ha ancora senso laurearsi in ingegneria se l’AI scrive codice? Assolutamente sì. La laurea STEM non serve più (solo) per scrivere codice, ma per progettarne l’architettura e supervisionare l’AI. La formazione era ai non elimina i lavori tecnici, ma li eleva a un livello di gestione.

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