Quando conviene aprire la Partita IVA per trovare lavoro? (e avviare la libera professione)

Quando conviene aprire la Partita IVA per trovare lavoro?

Aprire una Partita IVA (P.IVA) in Italia non è un semplice adempimento burocratico; è una vera e propria scelta strategica che ridefinisce il tuo status professionale e il tuo carico fiscale. Per molti, è l’unica via per entrare o rientrare nel mercato del lavoro tramite la libera professione, mentre per altri è un meccanismo di ottimizzazione del reddito.

Quando conviene aprire la Partita IVA per trovare lavoro o avviare la libera professione

Nel mercato del lavoro italiano e internazionale, esistono due grandi categorie di lavoratori autonomi che devono adottare la P.IVA:

  1. Le professioni “native”: Medici, avvocati, notai, commercialisti, artigiani e agenti di commercio. Per queste figure, l’esercizio abituale e professionale dell’attività è intrinsecamente legato alla P.IVA. Non è una scelta, ma un requisito.
  2. I consulenti e freelancer: Figure ingaggiate dalle aziende per l’erogazione di servizi continuativi, spesso in sostituzione di un vero e proprio contratto di lavoro dipendente.

Questo secondo punto solleva la questione più delicata: molte imprese preferiscono ingaggiare collaboratori con P.IVA per abbattere i costi del personale (contributi a carico azienda, TFR, ferie, malattia). Sebbene questo possa sembrare un “gioco sporco” che maschera un rapporto di lavoro subordinato (la cosiddetta falsa Partita IVA), in alcuni casi specifici, può convenire al professionista.

Se hai superato una certa soglia di età (ad esempio, gli over 50), e stai riscontrando difficoltà nell’essere calcolato dalle aziende per un’assunzione tradizionale, accettare incarichi continuativi con P.IVA può rappresentare un’opportunità concreta e veloce per monetizzare la tua esperienza e competenza.

La scelta peggiore da fare è esattamente l’opposto di quanto detto sin’ora: aprire la partita IVA senza clienti, senza un approdo sicuro, senza un piano marketing personale e motivati solo dalla necessità di iniziare a lavorare, magari spinti dal semplice entusiasmo per aver conseguito la laurea e volersi proporre alle imprese, studi professionali ed agenzie di consulenza. Altriementi, non farlo. Piuttosto, inizia sfruttando la soglia di € 5.000 annui per le prestazioni occasionali per tastare il terreno e vedere se puoi proseguire in quella direzione.

1. Il fattore determinante: quando l’apertura della Partita IVA è un vantaggio fiscale e contributivo

La massima convenienza nell’aprire una Partita IVA per trovare lavoro si verifica quando si può accedere al regime fiscale agevolato e, contemporaneamente, si minimizzano i costi previdenziali (INPS).

1.1. L’accesso al regime forfettario: il cuore della convenienza

Il Regime Forfettario è il pilastro della convenienza fiscale per i piccoli contribuenti, grazie a un’imposta sostitutiva unica che assorbe IRPEF, addizionali regionali/comunali e IRAP.

Quando conviene il regime forfettario:

  • Limite di fatturato: Non superi gli €85.000 annui di ricavi o compensi.
  • Aliquota agevolata: Puoi applicare l’aliquota del 5% per i primi cinque anni (come start-up) o del 15% in regime standard, su una base imponibile calcolata forfettariamente (coefficiente di redditività ATECO).
  • Semplificazione: Sei esente dall’IVA sulle vendite e non hai l’obbligo di registri contabili complessi.

1.2. Partita IVA per dipendenti: lo scenario di massima efficienza

Il caso di massima efficienza strategica si verifica quando si è già lavoratori dipendenti nel settore privato e si apre la P.IVA per un’attività secondaria.

I requisiti e i vantaggi cruciali:

  • Reddito da dipendente e soglia Forfettaria: Puoi accedere al Regime Forfettario solo se il tuo reddito lordo da lavoro dipendente (o assimilato) nell’anno precedente è stato inferiore a €35.000. Superata questa soglia, l’attività autonoma sarà in Regime Ordinario e il reddito si cumulerà con quello dipendente, venendo tassato alle aliquote IRPEF più alte (fino al 43%).
  • L’esonero contributivo (INPS): Se sei un lavoratore dipendente a tempo pieno iscritto alle Gestioni Artigiani o Commercianti (IVS), puoi richiedere l’esonero totale dal versamento dei contributi INPS fissi obbligatori (circa €4.500 annui), che sono altrimenti dovuti anche a reddito zero. Questo annulla il costo previdenziale di ingresso, rendendo il costo marginale per l’attività secondaria quasi nullo.
  • Gestione Separata: Se sei un libero professionista senza cassa (es. consulente) e contemporaneamente dipendente full-time, versi i contributi INPS alla Gestione Separata con un’aliquota ridotta.

il nostro consiglio: Questa combinazione (Forfettario 5% o 15% + Esonero INPS) è lo scenario più efficiente per chi cerca un secondo reddito o usa la P.IVA come “ponte” verso la totale autonomia, massimizzando il guadagno netto.

1.3. Certezza del lavoro e clienti

L’apertura della P.IVA conviene solo se hai una ragionevole certezza di avere un reddito continuativo. Questo si verifica quando:

  • Settore ad alta richiesta: Operi in un settore dove la domanda di servizi è superiore all’offerta (es. professionisti IT specializzati) e non devi “massacrarti” con un marketing aggressivo.
  • Collaborazione stabile: Hai un contratto continuativo con un’unica impresa (pur mantenendo la tua autonomia per non cadere nella falsa Partita IVA).
  • Intermediazione: Collabori con agenzie, cooperative o piattaforme che ti forniscono direttamente i clienti, sollevandoti dal carico della ricerca commerciale.

2. Il Regime Ordinario: quando scaricare i costi è più conveniente

Il Regime Ordinario (o Semplificato, in base ai ricavi) è il regime standard, basato sul principio del reddito effettivo (Ricavi – Costi effettivi = Reddito Imponibile).

Quando conviene il Regime Ordinario:

  • Attività ad alta intensità di spesa: Se hai spese operative molto elevate (acquisto di beni strumentali costosi, affitto di locali, grandi spese di marketing, personale dipendente, acquisto di merce per la rivendita).
  • Costi reali vs. Forfettario: Se i tuoi costi reali superano di gran lunga la deduzione forfettaria prevista dal coefficiente ATECO (che è, ad esempio, del 22% per alcuni consulenti), il Regime Ordinario ti permette di scaricare molto di più, abbassando la base imponibile, anche se l’aliquota IRPEF nominale è progressiva (fino al 43%).

La scelta non è solo fiscale, ma strategica: il Regime Forfettario è vantaggioso se hai pochi costi, mentre il Regime Ordinario lo è se hai molti costi.

3. I costi strutturali e l’assurdità dell’anticipo tasse in Italia

Aprire e gestire una Partita IVA comporta costi che vanno oltre la sola imposta sostitutiva.

3.1. Il peso dei contributi INPS fissi (per artigiani e commercianti)

Per artigiani e commercianti, l’iscrizione alle rispettive gestioni INPS prevede un contributo minimo fisso obbligatorio, dovuto indipendentemente dal reddito.

  • Questo costo (circa €4.500 annui per il 2025) è dovuto anche se il tuo reddito è zero.
  • Anche i pensionati over 65, pur beneficiando di una riduzione del 50%, sono comunque vincolati a versare circa €2.275 annui di fisso.
  • Questo rende la P.IVA per attività con ricavi minimi (<€10.000 annui) finanziariamente inefficiente, poiché il fisso erode una porzione eccessiva del guadagno.

3.2. L’anticipo delle tasse: il doppio fardello

Una delle maggiori criticità del sistema fiscale italiano è la richiesta dell’anticipo delle tasse dell’anno successivo (acconti), che avviene già nel primo anno di attività.

  • Il meccanismo: Nel primo anno, versi l’imposta dovuta per l’anno in corso (saldo) più gli acconti per l’anno successivo.
  • L’effetto: Questo meccanismo aumenta la percentuale effettiva di tasse da pagare nel primo e nel secondo anno, ponendo un onere finanziario elevato e distorsivo per chi sta appena iniziando e non ha ancora consolidato il flusso di cassa. L’impatto sul cash flow iniziale può essere determinante.

4. Il rischio normativo: il futuro del Regime Forfettario

La stabilità del Regime Forfettario non è garantita nel medio-lungo periodo. I professionisti devono monitorare le pressioni internazionali.

4.1. Le pressioni del FMI e dell’Unione Europea

Organismi come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno esplicitamente raccomandato all’Italia di superare il Forfettario, vedendolo come una fonte di “distorsioni nel sistema fiscale” e di iniquità. Anche l’Unione Europea, pur concentrandosi sulla riduzione del cuneo fiscale, pone attenzione sui “regimi speciali” che sostituiscono l’IRPEF progressiva.

il nostro consiglio: Sebbene l’abolizione non sia un mandato imminente, è altamente probabile che le autorità italiane siano spinte a una progressiva riduzione dei benefici nel medio termine, come l’abbassamento della soglia di €85.000 o un lieve aumento dell’aliquota sostitutiva. Pianifica la tua crescita assumendo che i benefici attuali possano ridursi.

5. Quando diventare imprenditori: l’estensione estrema della Partita IVA

Diventare imprenditore e aprire una vera e propria azienda (società) è, concettualmente, l’estensione più estrema della P.IVA.

C’è chi è nato con la vocazione imprenditoriale, chi ha ereditato un’impresa e chi vuole crearne una da zero, magari dopo essere stato gasato ed esaltato dai “guru” del marketing, tra posizionamento di marca, estensioni di linea, funnel e tecniche di vendita persuasive. Gli stessi che oggi, dopo aver spremuto i propri clienti come dei limoni vendendogli corsi di formazione su tali temi, tornano almeno in parte sui propri passi sostenendo che il modo migliore di fare marketing è quello di coltivare i già-clienti perché le imprese non possono reggere i costi di marketing continui per acquisire nuovi clienti.

Oggi inoltre, in un mercato saturo e complesso, l’apertura di una nuova impresa in Italia comporta rischi enormi rispetto al passato (anni ’80, periodo del Piano Marshall e domanda elevata di beni e servizi) e molte persone non riescono a cogliere la differenza sostanziale tra avviare un’impresa vera in tempi di crisi e svilupparne una che è già attiva.

Tale differenza è quella di avere un flusso di cassa che ti permette di reinvestire per far crescere la propria impresa ed uno staff che presiede delle funzioni specifiche: il singolo a partita IVA non ha tutto questo e, in particolare, il regime forfettario non è idoneo a questo meccanismo perché è limitatissimo nel potersi scaricare le spese.

Certo, crescere non è impossibile ma bisogna andare per gradi e soprattutto serve un mercato che risponde adeguatamente ai tuoi stimoli!

5.1. La realtà italiana per le grandi idee

Le romantiche storie delle grandi imprese americane nate in un garage sono, purtroppo, difficilmente compatibili con la realtà italiana a causa di:

  • Tasse e burocrazia: Un carico burocratico e fiscale elevato che penalizza l’innovazione e la rapida scalabilità.
  • Mentalità: Spesso, una mentalità più avversa al rischio e meno incline al finanziamento di iniziative disruptive.

Oggi, avviare un’azienda destinata a crescere richiede:

  1. Grandi capitali (o investitori solidi), spesso uniti a ganci relazionali di altissimo livello, sia in politica e sia nel mondo imprenditoriale
  2. Competenze di altissimo livello e multidisciplinari.
  3. La certezza di avere già i clienti o di operare in un mercato in netta espansione.
  4. Un’idea fortissima, innovativa, che consente di intercettare un bisogno di privati o imprese con relativa facilità.

Se stai leggendo queste righe, non sei in condizione di svegliarti domani e aprire la nuova OpenAI o la nuova fabbrica di produzione di automobili hi-tech per sostituire il buco lasciato da FIAT in Italia e contrastare l’avanzata delle nuove vetture cinesi. Né di fare il “grande imprenditore” che da solo sfida tutti e vince con la sua impresa perfetta!

Se ti interessa questo tema, fai un acquisto intelligente e compra il mio libro: “L’impresa perfetta, Utopia1 SRL” disponibile su Amazon. Oltre a strapparti qualche risata, ti aprirà la mente su cosa vuol dire gestire un’impresa!

5.2. Le piccole realtà e l’imprenditoria di necessità

Per le piccole realtà (aprire un negozio, un ristorante, un piccolo servizio di consulenza professionale in forma societaria), le cose sono più accessibili in termini di capitali iniziali, ma il rischio rimane elevatissimo.

L’imprenditore, anche nel piccolo, deve essere estremamente consapevole dei rischi e della vita sacrificata che ne deriva, spesso spesa quasi tutta al lavoro. Prima di fare il passo, è indispensabile consultare un commercialista non solo per costi e guadagni, ma per comprendere il carico di responsabilità, la pressione fiscale e gli oneri previdenziali e assicurarsi di avere una passione bruciante e un business plan realistico che ammortizzi il rischio.

Piattaforme per freelance

Se proprio vuoi, oppure se hai già aperto la partita IVA e vuoi trovare lavoro extra oltre al tuo sito web e LinkedIn (inflazionatissimo e per tanto sconsigliato per i freelancer come unica soluzione), ecco delle piattaforme che potrebbero fare al caso tuo. Da scegliere in base al tuo caso specifico.

Piattaforme Generiche Internazionali (Marketplace e Bidding)

Queste piattaforme sono le più grandi e offrono opportunità in quasi tutti i settori, dalla scrittura alla programmazione, dal design al marketing.

  • Fiverr: Una delle più grandi piattaforme di marketplace in cui il freelancer vende un servizio specifico, chiamato “Gig”, a un prezzo predefinito. È noto per l’offerta di un’ampia gamma di servizi digitali.
  • Upwork: Piattaforma molto popolare (nata dalla fusione di oDesk ed Elance) che collega i professionisti con clienti e aziende globali. Funziona principalmente con un sistema di offerte (bidding) su annunci di lavoro.
  • Freelancer: Un’altra piattaforma globale che offre un vasto database di progetti. Oltre al bidding sugli annunci, ospita spesso anche dei contest per grafici o designer.
  • PeoplePerHour: Leader nel mercato europeo, combina il concetto di “Gig” (chiamati Hourlies) con la possibilità di fare offerte per i progetti. I professionisti hanno a disposizione un numero limitato di proposte gratuite al mese.

Piattaforme e Aggregatori Orientati all’Italia e all’Europa

  • Malt: Piattaforma francese (ma molto diffusa in Europa e in Italia) che mette in contatto freelancer qualificati con aziende, offrendo servizi di pagamento e fatturazione semplificati. È spesso preferita per profili con esperienza e tariffe più elevate.
  • Twago: Piattaforma diffusa anche in Italia, utilizzata per mettere in contatto freelance di vari settori con aziende, con particolare attenzione alla qualità e al controllo dei dati.
  • AddLance: Piattaforma italiana dove i clienti pubblicano annunci e i professionisti (utilizzando gettoni/crediti) propongono i loro preventivi.
  • Freelanceboard.it: Portale italiano che si focalizza sulla trasparenza e spesso mette in contatto professionisti e clienti 100% italiani, in alcune sezioni senza applicare commissioni.

Piattaforme per Professionisti Altamente Qualificati (High-End)

Queste piattaforme sono selettive e si rivolgono principalmente a freelancer di alto livello, spesso in settori IT, sviluppo e consulenza.

  • Toptal: Piattaforma estremamente selettiva che ammette solo il 3% dei migliori talenti (soprattutto sviluppatori, designer, project manager e financial expert). I progetti e le tariffe sono di fascia alta.
  • Catalant (ex HourlyNerd): Focalizzata sulla consulenza aziendale e strategica di alto livello, collega aziende con professionisti e consulenti con solida esperienza (spesso ex dipendenti di grandi società di consulenza).
  • Gun.io: Piattaforma specializzata per sviluppatori software di alta qualità, mettendo in contatto talenti con grandi aziende tecnologiche.

Piattaforme di Nicchia (Settore Creativo e Design)

Se il tuo focus è su design, grafica e contenuti creativi, esistono piattaforme specializzate.

  • 99Designs: Piattaforma focalizzata sul design (loghi, siti web, branding). Funziona spesso attraverso contest in cui i designer inviano le loro creazioni e l’azienda sceglie il vincitore.
  • Behance: Non è un marketplace diretto, ma una delle più grandi community creative globali (parte di Adobe) dove mostrare il proprio portfolio. Spesso i recruiter e i clienti cercano attivamente professionisti da contattare direttamente.
  • ProntoPro: Piattaforma leader in Italia per la richiesta di servizi locali e professionali. Collega professionisti e artigiani con clienti che necessitano di preventivi per una vasta gamma di categorie (dalle ristrutturazioni al coaching, dalla fotografia alla contabilità)
  • Unobravo: Piattaforma italiana focalizzata nel settore della psicologia e psicoterapia online. Permette a psicologi e psicoterapeuti abilitati di lavorare in remoto, gestendo il processo di matching con i pazienti.

FAQ su Partita IVA e Lavoro

La Partita IVA può essere riqualificata come lavoro subordinato?

Sì, esiste il rischio di falsa Partita IVA quando il professionista opera in assenza di autonomia, seguendo orari e direttive del cliente, in un rapporto di monocommittenza. Per evitare la riqualificazione (con conseguenti sanzioni per l’azienda), il professionista deve agire come un vero autonomo: servire più clienti, organizzare il proprio lavoro e utilizzare mezzi propri.

È conveniente per un pensionato aprire la Partita IVA?

Dipende dal reddito atteso. La P.IVA è compatibile con la pensione. Tuttavia, se il pensionato si iscrive come Artigiano o Commerciante, è comunque obbligato al versamento del contributo fisso minimo INPS (anche se ridotto del 50% dopo i 65 anni). Per ricavi molto bassi, questo costo fisso assorbe una porzione sproporzionata del reddito, rendendo l’attività sconveniente.

Un dipendente pubblico a tempo pieno può aprire la Partita IVA?

No, in linea generale. Il dipendente pubblico a tempo pieno è soggetto al principio di esclusività del rapporto di lavoro. L’apertura della P.IVA è consentita solo in rare eccezioni (es. contratto part-time non superiore al 50% o attività intellettuali compatibili) e richiede sempre la preventiva autorizzazione dell’amministrazione di appartenenza.

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