Stai cercando lavoro e, se segui le mie guide, lo stai facendo nel modo giusto: utilizzi più canali, rispondi ad annunci, contatti agenzie, usi il passaparola su LinkedIn e ti proponi proattivamente alle imprese. Ma Come scegliere l’azienda giusta? Quale tipo di imprese fa per te: piccole imprese, PMI o grandi multinazionali? Non sono tutte uguali e puoi distinguerle grazie alle loro culture aziendali, job fit ed employer branding: la reputazione che le imprese hanno presso i candidati in cerca di lavoro!

Mossa 1: Distinguere il Brand commerciale dall’Employer Branding
Quando si cerca lavoro, si tende a pensare che le aziende che vendono di più siano il posto migliore dove proporsi. L’equazione sembra semplice: successo commerciale = più capitali da investire = stipendi migliori e ambiente stimolante. In sostanza, i brand forti e noti appaiono come i più appetibili.
Tutto questo in teoria sarebbe corretto ma nella realtà quotidiana può non essere vero e capirlo è il primo passo per imparare come scegliere l’azienda giusta. Esiste una differenza fondamentale tra:
- Brand Positioning (Commerciale): La reputazione di un’azienda sul mercato, verso i suoi clienti.
- Employer Branding (Interno): La reputazione che un’azienda ha come datore di lavoro, verso i dipendenti attuali e futuri.
Sebbene abbiano affinità, queste due reputazioni non sempre coincidono. L’employer branding dice molto sulla qualità della vita al suo interno. Informarti è la chiave per una vita professionale felice e coerente con la tua identità.
Un esempio noto nel settore automotive è Ferrari. Nonostante gli alti margini, la compagnia non è famosa per pagare stipendi stratosferici ai suoi ingegneri. Perché? Probabilmente perché c’è moltissima offerta di professionisti qualificati disposti a lavorare lì. Parte della remunerazione sta nel prestigio del marchio. Ferrari ha un alto potere negoziale, che magari case automobilistiche di minor successo non hanno, trovandosi costrette a pagare di più per attrarre i migliori talenti.
Esempi celebri: quando la reputazione non è tutto
Le percezioni sociali contribuiscono a creare la reputazione di un datore di lavoro (il suo employer branding), anche se non sempre corrispondono al vero.
- Amazon: il colosso dai due volti. Amazon è indubbiamente un colosso economico, ma viene anche regolarmente accusata di imporre ritmi frenetici, specialmente nei magazzini. Ho cari amici che lavorano in Amazon e mi dicono che, almeno nella loro filiale, il lavoro è impegnativo ma il clima è positivo.
- Tesla e X (ex Twitter): genio e (forte) stress. Lavorare in Tesla o in X (ex Twitter) significa essere all’apice dell’innovazione, ma è noto che la cultura aziendale sia “hardcore”: altissima tensione al risultato, orari prolungati e licenziamenti improvvisi. È un ambiente che può forgiare carriere o distruggerle.
- Google: l’eccezione che conferma la regola? Google è spesso citata come l’azienda che ha un brand commerciale e un employer branding entrambi positivi. È forte sul mercato e ha la reputazione di premiare merito e creatività, offrendo flessibilità e una cultura organizzativa d’avanguardia.
- Patagonia: il caso opposto (brand e valori allineati). All’opposto troviamo Patagonia. Il suo creatore ha costruito un impero sulla sostenibilità. Questa filosofia si riflette nell’employer branding: l’azienda è nota per incoraggiare un forte equilibrio vita-lavoro, attirando talenti che condividono questi valori.
- Esempi storici: Apple e Virgin. Ai tempi di Steve Jobs, Apple era un’impresa in cui era molto difficile vivere, a causa di un ambiente estremamente stressante. Il gruppo Virgin, al contrario, attira moltissimi professionisti per la presunta qualità della vita e per i valori aziendali, nonostante risultati economici non sempre brillanti.
Mossa 2: Capire il “Fit Organizzativo” (l’incastro perfetto per te)
Sto prendendo questi esempi per spiegare il concetto di fit organizzativo: quell’”incastro” ottimale tra azienda e candidato non solo per competenze, ma anche per valori, cultura e atteggiamento mentale.
Capire questo è il secondo passo fondamentale per valutare la cultura aziendale in modo efficace. Non esiste l’azienda perfetta in assoluto, esiste l’azienda giusta per te.
C’è chi è uno stacanovista, regge benissimo lo stress ed è guidato da alti guadagni: questa persona va a nozze anche con le realtà più esigenti. C’è chi, invece, è motivato da altro (equilibrio, impatto sociale, creatività) e deve essere consapevole di essere psicologicamente più compatibile con aziende diverse.
L’opportunità nascosta: le PMI evolute
Ti dico tutto questo perché sono tuo alleato nella ricerca di lavoro e non voglio che tu cada nell’errore di focalizzarti solo sulle aziende più famose. Così facendo, potrebbero sfuggirti moltissime realtà davvero interessanti: le PMI (Piccole Medie Imprese) di fascia alta.
Parlo di aziende che fatturano milioni di euro ogni anno, magari famose solo nel loro ambito B2B, che esportano il “Made in Italy” ma non sono così “avanti” da aver investito in employer branding per attrarre talenti.
Se hai già esperienza, puoi rivolgerti ai concorrenti della tua ex-azienda che stimi. Se cerchi una prima opportunità o un cambio carriera, “segmenta” la tua offerta puntando non solo sulle grandissime imprese, ma anche sulle PMI evolute e “sane”.
Pro e contro da considerare
Ogni situazione ha i suoi lati positivi e negativi nel determinare il giusto fit organizzativo:
- PMI: È più facile trovare rapporti umani autentici, ma le posizioni manageriali sono spesso affidate ai familiari del titolare e potresti avere meno possibilità di carriera verticale.
- Multinazionali: Ci sono potenzialmente più possibilità di crescita, ma anche molta più competizione interna ed è più difficile farsi notare a causa della struttura complessa e rigida.
Mossa 3: Come valutare la cultura aziendale (prima di dire sì)
L’ultimo passo per scegliere l’azienda giusta è trasformarsi in un investigatore. Prima di inviare il tuo CV alla cieca o accettare un’offerta, devi indagare. Valutare la cultura aziendale è un tuo diritto e un tuo dovere.
La trappola delle “aziende tossiche” (e come evitarle)
La cosa peggiore che può capitarti, proponendoti anche ad aziende piccole, è entrare senza saperlo in realtà che non hanno stabilità finanziaria, un employer branding inesistente e una cultura aziendale tossica.
Queste realtà ricorrono, sull’orlo della legalità, a contratti a progetto con la promessa di un inserimento a tempo indeterminato, per poi spremerti come un limone, trovare una scusa per darti dell’incompetente e non rinnovarti il contratto.
Fare impresa significa anche rispettare la costituzione e garantire almeno il minimo di decoro previsto per i dipendenti tramite stipendi dignitosi. Se non stai attento, ti ritroverai con:
- Un forte senso di sfiducia in te stesso, intossicato dal lavoro che amavi.
- Un CV frammentato fatto di lavori temporanei, che insospettisce i recruiter.
- Una forte insoddisfazione per il tempo sprecato in un’azienda che non ti ha dato nulla.
Come indagare sulla cultura aziendale: 4 strumenti pratici
- Sfrutta LinkedIn (parla con gli ex dipendenti)Usa LinkedIn per contattare dipendenti o, meglio ancora, ex-dipendenti dell’azienda. Chiedi loro com’è l’ambiente. Se solo uno ne parla male, può essere un problema soggettivo. Se sono in tanti a dirti che è un inferno, non c’è stipendio che tenga: potrai resistere all’inizio, ma poi diventerà un incubo.
- Controlla le recensioni online (con cautela)Verifica le recensioni su portali come Indeed e Glassdoor. Quest’ultimo è oggi molto utilizzato anche in Italia. Permette (spesso in forma anonima) a dipendenti ed ex dipendenti di recensire l’azienda, la cultura e persino gli stipendi.Attenzione però: è facile trovare sia recensioni di persone “col dente avvelenato” sia recensioni positive fasulle scritte dal management. La verità sta nel mezzo. Usa queste informazioni e incrociale con quanto trovi su LinkedIn.
- Fai le domande giuste al colloquioCerca di ottenere e sostenere più interviste a breve distanza l’una dall’altra. Questo ti darà più potere negoziale e permetterà a te di scegliere dove lavorare, non solo di “farti scegliere”. Valuta le persone che ti selezionano: loro rappresentano l’azienda. La scelta deve essere reciproca!
- Ascolta il passaparola tradizionaleNon dimenticarti del buon vecchio passaparola. Chiedi ai tuoi amici, e agli amici degli amici, quante più informazioni puoi sulle aziende che ti interessano.
Il consiglio da portarti a casa: Valutare un’azienda
- Brand vs Employer Brand: Non confondere il successo commerciale di un’azienda con la sua qualità come datore di lavoro.
- Fit Organizzativo: Non cercare l’azienda perfetta, ma quella giusta per te. Capire il fit organizzativo è cruciale.
- Indaga sempre: Valutare la cultura aziendale è fondamentale. Usa LinkedIn (ex dipendenti), Glassdoor (recensioni) e il colloquio (fai domande) per capire se stai per entrare in un’azienda tossica.
- Considera le PMI: Non focalizzarti solo sulle multinazionali; le PMI “sane” possono offrire grandi opportunità per scegliere l’azienda giusta.
Domande Frequenti (FAQ)
Cosa si intende esattamente per employer branding?
L’employer branding è la reputazione che un’azienda si costruisce come datore di lavoro. Riguarda come viene percepita dai dipendenti attuali, passati e potenziali candidati in termini di cultura, valori, ambiente di lavoro, retribuzione e opportunità di crescita.
Come posso capire durante un colloquio se un’azienda ha una cultura tossica?
Fai domande specifiche sulla gestione del team, sul turnover (ricambio del personale) e su come vengono gestiti gli errori o i periodi di alta pressione. Osserva come reagisce l’intervistatore: risposte vaghe, evasive o eccessivamente “perfette” possono essere un campanello d’allarme.
È meglio lavorare in una grande multinazionale o in una PMI?
Non c’è una risposta unica. Dipende dal tuo “fit organizzativo“. Le multinazionali offrono spesso percorsi strutturati e benefit, ma più burocrazia. Le PMI offrono solitamente maggiore flessibilità e impatto diretto, ma percorsi di carriera meno definiti e, a volte, una gestione più “familiare” (nel bene e nel male).
Ricordati: non è tutto oro quel che luccica e dove c’è un problema ci può essere anche un’opportunità per chi sa risolverlo. Il giusto employer branding per te esiste.



