Nel 2018, il curriculum vitae di Giuseppe Conte, al tempo candidato premier, fu al centro di una forte polemica per le incongruenze e dichiarazioni mendaci in esso contenute, poi confermate da diverse testate giornalistiche. Al di là delle implicazioni politiche, quel caso rappresenta uno studio perfetto per capire quali errori possono minare la credibilità di un profilo, anche ai massimi livelli.
Colgo quindi l’occasione per eseguire un’analisi CV puramente tecnica e professionale. L’obiettivo è didattico: usare un caso di studio reale per mostrarti gli errori strategici da evitare nel tuo curriculum in fatto di bugie ed esagerazioni. Non esprimerò considerazioni sulla persona, ma solo sul messaggio che il suo documento ha comunicato.
L’analisi del CV: 5 errori strategici da non ripetere
1. Formato e lunghezza: 11 pagine senza struttura
Il CV presentato è un prolisso elenco di attività di ben 11 pagine, privo di una struttura chiara. In qualsiasi contesto di selezione, un documento simile verrebbe cestinato perché dimostra una totale mancanza di sintesi e di orientamento al lettore. Sebbene un profilo di tale livello possa ignorare le convenzioni, il messaggio che passa è di scarsa attenzione verso chi legge.
2. Tono di voce: l’abuso della terza persona
Frasi come “…gli ha conferito l’incarico di tenere un corso integrativo…” denotano uno stile discorsivo, più adatto a una biografia che a un CV. L’abuso della terza persona crea distacco e viene percepito dai più come auto-celebrativo e arrogante, minando l’empatia con il lettore.
3. Organizzazione dei contenuti: mischiare formazione ed esperienza
Le esperienze accademiche sono confuse con quelle professionali. Per un professionista senior, la regola è mettere le esperienze lavorative prima della formazione. I risultati contano più delle qualifiche. Se l’obiettivo era evidenziare subito i titoli, sarebbe stato più corretto citare le qualifiche chiave in un riepilogo professionale di poche righe in apertura del CV.
4. Mancanza di elementi chiave: l’assenza di risultati
Nel CV mancano elementi importanti come una foto o dei contatti diretti (almeno un’email istituzionale). Ma la mancanza più grave è quella dei risultati. Il documento è un elenco statico di attività e mansioni svolte. Appare come una persona influente e stimata, ma cosa ha prodotto concretamente con il suo lavoro? Questo rimane un mistero.
5. L’effetto pavone: esagerazioni e imprecisioni
Spesso i candidati tendono a “gonfiare” il CV per abbellire la realtà, ottenendo quello che chiamo “effetto pavone”. Questa scelta è sempre controproducente, perché mina la credibilità e genera aspettative irrealistiche. Nel caso specifico, varie testate hanno messo in dubbio i perfezionamenti di studi citati presso atenei prestigiosi come la New York University e la Sorbona. Che si tratti di menzogne o di gravi imprecisioni, il risultato è lo stesso: si insinua il dubbio sull’onestà intellettuale del candidato per ogni punto del suo curriculum.
Le conseguenze: dalla credibilità personale ai rischi legali
Un CV gonfiato o impreciso fornisce una cattiva immagine di sé e della considerazione che si ha per i propri interlocutori. I precedenti si sprecano: basti pensare a Oscar Giannino, che si inventò dei Master, o a Bill Clinton con lo scandalo Lewinsky. Una volta intaccata, la fiducia è difficilissima da recuperare.
Inoltre, un giurista come Conte dovrebbe conoscere bene le conseguenze legali del dichiarare il falso in un CV, specialmente verso la Pubblica Amministrazione. Come spiego nel mio articolo sulle bugie nel CV, la Corte di Cassazione (sentenza n. 15535 del 2008) ha chiarito che la falsificazione può integrare il reato di falsità ideologica, con pene fino a due anni di reclusione.
Le principali accuse (in sintesi)
- New York University: Il CV affermava di aver “perfezionato” gli studi giuridici tra il 2008 e il 2012, ma l’ateneo ha dichiarato di non averne traccia come studente o docente.
- Sorbona: Dichiarava corsi nel 2000, ma anche in questo caso l’università non ha trovato riscontri.
- Yale, Duquesne University e International Kulturinstitut di Vienna: Stesso schema di affermazioni non verificate o smentite dagli istituti.
In conclusione, il CV si conferma uno strumento di comunicazione cruciale, da non sottovalutare a nessun livello. C’è chi lo capisce e lo usa strategicamente, e chi lo trascura, subendone poi le conseguenze.

Sintesi e FAQ – risposte a domande frequenti
Sintesi dei Punti Chiave
- L’analisi del CV di Giuseppe Conte del 2018 evidenzia 5 errori strategici: formato inefficace, tono di voce impersonale, organizzazione confusa, mancanza di risultati quantificabili e imprecisioni sulle qualifiche (“CV gonfiato”).
- Un curriculum eccessivamente lungo (11 pagine) e senza una struttura chiara comunica scarsa capacità di sintesi, una dote fondamentale a ogni livello professionale.
- Le esagerazioni o le imprecisioni, anche se percepite come piccole, minano la credibilità dell’intero profilo e possono avere conseguenze reputazionali e, in certi contesti, anche legali.
Domande Frequenti (FAQ)
- Qual è l’errore più grave da evitare in un CV, ispirandosi a questo caso?L’errore più grave è mancare di onestà e precisione. Anche una piccola esagerazione, se scoperta, può invalidare l’intera candidatura e danneggiare permanentemente la propria reputazione professionale.
- Per un profilo senior, è davvero così importante la lunghezza del CV?Sì. Un profilo senior deve dimostrare capacità di sintesi e visione strategica. Un CV prolisso comunica l’incapacità di distinguere le informazioni importanti da quelle superflue, una debolezza a livello dirigenziale.
- È meglio omettere un’informazione piuttosto che “gonfiarla”?Assolutamente sì. È sempre meglio essere onesti e trasparenti. Un’omissione può essere giustificata dalla necessità di sintesi, mentre un’esagerazione scoperta viene percepita come un tentativo di inganno.
