C’è una bella differenza tra licenziarsi ed essere licenziati: se nel secondo caso è un vero e proprio trauma, dare il ben servito all’attuale datore di lavoro dopo aver ottenuto un’offerta migliore può essere un’esperienza gratificante ma non ottimale se vuoi licenziarsi bene ed evitare di bruciarti i ponti per il futuro.
Così come può essere un addio agrodolce se c’erano affetto e stima, ma senti di aver bisogno di nuovi stimoli. In ogni caso, lasciare un lavoro è un momento delicato che va gestito con strategia.
Licenziarsi bene non è solo una questione di forma, ma un atto di professionalità che protegge la tua reputazione futura. Faccio subito due premesse importanti:
- Salvo casi di estrema esasperazione (come mobbing o burnout, che vanno trattati a parte), non licenziarsi mai prima di aver trovato un nuovo lavoro. Il rischio di ritrovarsi in una condizione di vulnerabilità è elevatissimo.
- La procedura burocratica per le dimissioni oggi è quasi esclusivamente telematica.
Ma se stai per chiudere un rapporto, perché preoccuparti di farlo con i guanti di velluto?
Perché è fondamentale licenziarsi bene (e non bruciare i ponti)
Come lasciare un lavoro nel modo giusto impatta direttamente sulla tua carriera futura. Il mondo del lavoro è più piccolo di quanto si pensi.
- Referenze: Soprattutto fuori dall’Italia, è pratica comune richiedere i contatti di ex capi e colleghi per verificare le informazioni sul CV. Lasciarsi in buoni rapporti previene commenti negativi e stimola quelli positivi.
- Networking e Passaparola: L’Italia ha un tessuto, specialmente nelle piccole realtà, dove gli imprenditori si conoscono tra loro. Licenziarsi bene e con professionalità è un comportamento saggio per evitare malelingue. Inoltre, i contatti sono un patrimonio e possono sempre tornare utili.
- “Mai dire mai”: Non sai cosa riserva il futuro. Potresti re-incontrare i tuoi ex colleghi in nuove aziende o, persino, valutare un ritorno nella vecchia impresa (un fenomeno “boomerang” sempre più diffuso).
Come lasciare un lavoro: la strategia in 4 passi
Per gestire le dimissioni da professionista, segui un percorso chiaro che bilanci comunicazione, burocrazia e professionalità.
Passo 1: Il colloquio con il manager (la comunicazione)
Un “atto dovuto” a livello morale, o quantomeno fortemente consigliato, è richiedere un appuntamento faccia a faccia con il proprio capo per comunicare la decisione prima in via informale.
- Modalità: Comunica la notizia di persona o in videochiamata, in un incontro privato. Evita email o messaggi.
- Tono: Mantieni un tono calmo, professionale e rispettoso. Il focus deve essere sulla tua decisione e sul futuro, non sulle recriminazioni passate.
- Contenuto: Inizia esprimendo gratitudine per l’opportunità. Comunica la decisione in modo chiaro e diretto. Se richiesto, spiega le motivazioni in modo neutro (es. “Ho ricevuto un’opportunità più in linea con i miei obiettivi di carriera”), senza generare polemiche.
Questo è anche il momento per concordare le attività finali e il passaggio di consegne.
Passo 2: La lettera di dimissioni (la formalità)
Dopo la comunicazione verbale, è buona norma far seguire una lettera di dimissioni formale (cartacea o via email). È un gesto di cortesia professionale che conferma quanto detto. La lettera deve essere concisa.
Esempio di lettera di dimissioni (con preavviso):
Oggetto: Dimissioni Volontarie
Con la presente, intendo rassegnare le mie dimissioni volontarie dalla posizione di [Tua Posizione], nel rispetto del periodo di preavviso di [Numero] giorni previsto dal CCNL applicato. Il mio ultimo giorno di lavoro sarà pertanto il [Data Ultimo Giorno].
(se necessario) Resto a disposizione per un gradito e auspicato momento di confronto, di persona e/o in videoconferenza, per ogni chiarimento e per concordare varie ed eventuali come i passaggi di consegna e la consegna delle attività in corso.
Desidero ringraziarvi per l’opportunità professionale e la collaborazione di questi anni.
Cordiali saluti,
[Tua Firma e Nome]
Passo 3: La procedura di dimissioni telematiche (l’obbligo di legge)
Dal 2016, per contrastare il fenomeno delle “dimissioni in bianco”, la legge italiana prevede che le dimissioni volontarie debbano essere comunicate esclusivamente per via telematica. Questa procedura è obbligatoria, pena l’inefficacia delle dimissioni.
- Come fare: Devi accedere al portale “Servizi Lavoro” del Ministero del Lavoro (servizi.lavoro.gov.it) o al sito dell’INPS.
- Autenticazione: L’accesso avviene tramite SPID, CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi).
- Compilazione: Dovrai compilare il modulo online con i tuoi dati, i dati del datore di lavoro (recuperabili dalla busta paga) e la data di decorrenza delle dimissioni (il giorno successivo all’ultimo giorno di lavoro).
- Invio: Una volta inviato, il sistema genera una ricevuta con marca temporale. Il datore di lavoro riceverà la notifica via PEC.
Se non te la senti, puoi rivolgerti a un soggetto abilitato (patronato, sindacato) che effettuerà la procedura per te.
(Nota: Questa procedura non si applica ai lavoratori domestici, ai dipendenti pubblici e durante il periodo di prova).
Passo 4: Gestire il periodo di preavviso (la professionalità)
Il periodo di preavviso è il tempo che intercorre tra la comunicazione delle dimissioni e l’ultimo giorno di lavoro. La sua durata è stabilita dal tuo CCNL e varia in base al livello e all’anzianità di servizio.
Questa è la fase più critica per lasciare un lavoro senza bruciare i ponti.
- Cosa fare se il nuovo lavoro inizia prima? Se la nuova azienda ti vuole subito, ma tu hai un preavviso lungo, parlane con il tuo attuale manager. Le imprese non hanno interesse a trattenere persone demotivate. Spesso, negoziando un passaggio di consegne efficace, si può concordare un’uscita anticipata. Se imponi un’uscita anticipata senza accordo, l’azienda può trattenere dalla tua ultima busta paga un’indennità sostitutiva del preavviso.
- Passaggio di Consegne: Collabora attivamente. Documenta le attività in corso, le procedure e i contatti chiave per facilitare il lavoro del tuo successore.
- Mantieni l’Impegno: Continua a lavorare con diligenza fino all’ultimo giorno. Un calo di rendimento nelle ultime settimane vanifica tutti i tuoi sforzi di licenziarsi bene.
- Restituisci i Benefit: Gestisci la restituzione di PC, smartphone, auto aziendali e qualsiasi altra proprietà aziendale in modo ordinato.
La trappola della controfferta (e come gestirla)
È possibile che l’azienda, per non perderti, risponda alle tue dimissioni con una controproposta, solitamente un aumento di stipendio.
Sii preparato. Chiediti lucidamente: se hai deciso di lasciare un lavoro, è solo per i soldi? O è per la cultura aziendale, la mancanza di crescita o un cattivo rapporto con i superiori?
Nella maggior parte dei casi, un aumento economico non risolve i problemi di fondo. Accettare una controfferta spesso ritarda solo l’inevitabile e ti “marchia” come un dipendente non più leale.
In alcuni casi, accettare l’aumento e restare può essere conveniente perché ti toglie l’incertezza del nuovo lavoro. E qui dovresti chiederti: “voglio davvero cambiare?”. Se la risposta è “Sì”, non saranno i soldi in più a renderti più felice! Soprattutto se l’azienda per cui hai lavorato avrebbe potuto darti prima quell’aumento e non lo hanno mai fatto.
Conclusione: l’ultimo saluto
Gestire l’uscita in modo pulito include il saluto ai colleghi. Va bene gioire della nuova opportunità, ma evita di denigrare l’ex azienda o l’ex capo, anche in gruppi WhatsApp privati. Le informazioni girano e non sai come potrebbero essere usate contro di te.
Licenziarsi bene è l’ultimo atto di professionalità che lasci in un’azienda e il primo passo per costruire la tua reputazione futura.
FAQ – Domande Frequenti su come licenziarsi bene e dare le dimissioni
Qual è la differenza tra lettera di dimissioni e dimissioni telematiche?
La lettera di dimissioni è un atto formale di cortesia professionale, inviato via email o consegnato a mano al proprio manager. Le dimissioni telematiche (tramite portale INPS/Ministero) sono l’unico atto con valore legale obbligatorio per interrompere il rapporto di lavoro in Italia.
Cosa succede se non rispetto il periodo di preavviso?
Il periodo di preavviso è un obbligo contrattuale. Se decidi di lasciare un lavoro prima della data concordata e senza un accordo con l’azienda, quest’ultima ha il diritto di trattenere dalla tua ultima busta paga (incluso il TFR) un importo pari alla retribuzione dei giorni di preavviso non lavorati. Queste sono situazioni che vanno sempre concordate di volta in volta, in base al contratto: spesso è possibile un margine di negoziazione.
Devo accettare una controfferta se mi offrono più soldi?
Raramente è una buona idea. Le statistiche dimostrano che la maggior parte dei dipendenti che accetta una controfferta finisce comunque per lasciare un lavoro entro i successivi 12-18 mesi. I motivi di insoddisfazione che ti hanno spinto a cercare altrove (cultura, manager, mancanza di crescita) di solito non vengono risolti da un semplice aumento di stipendio.
Cosa succede se semplicemente smetto di andare al lavoro? Scattano in automatico il licenziamento o le dimissioni?
Smettere di presentarsi è chiamato “assenza ingiustificata” e non fa scattare le dimissioni automatiche (che richiedono la procedura telematica). È, tuttavia, la mossa peggiore che tu possa fare. È un grave inadempimento contrattuale che spingerà l’azienda ad avviare un procedimento disciplinare contro di te, che si concluderà quasi certamente con un “licenziamento per giusta causa”. È il modo più rapido e sicuro per distruggere la tua reputazione professionale, azzerare le possibilità di referenze e “bruciare i ponti” in modo definitivo.
Mi conviene farmi licenziare o dare le dimissioni ai fini economici?
Questa è una domanda strategica e la risposta dipende da un fattore chiave: la NASpI (l’indennità di disoccupazione). Se rassegni le “dimissioni volontarie”, non hai diritto alla NASpI. Se, invece, vieni licenziato o, opzione migliore, firmi una “risoluzione consensuale” (un accordo di uscita con l’azienda), hai pieno diritto a richiedere la NASpI. Cercare di “farsi licenziare” appositamente (es. tramite scarso rendimento o assenze) può darti il vantaggio economico della NASpI ma anche danneggiare la tua reputazione. La soluzione professionale, se ci sono le condizioni, è sempre quella di negoziare una risoluzione consensuale.




